Museo di Sissi, a Vienna la storia di una principessa

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Elisabeth, regina degli Ungheresi © Sisi Museum, Vienna

Elisabeth, regina degli Ungheresi © Sisi Museum, Vienna

Negli appartamenti del palazzo reale di Vienna, il museo di Sissi è scrigno vero di ricordi vissuti: raccontano la vita privata di una delle figure più amate e controverse nella storia d’Austria. Oltre l’apparenza da cerimoniale.

E così, camminando passo a passo le sei sale della Hofburg in cui i suoi oggetti e il suo mondo quasi segreto sono in mostra, ho scoperto un’altra donna: diversa e molto più bella e più vera da quella raccontata da libri e pellicole.

Di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata a Monaco il 24 dicembre del 1837, e morta assassinata con una stilettata per mano dell’anarchico italiano Luigi Lucheni a Ginevra il 10 settembre 1898, c’è davvero tanto al museo di Sissi.

Ritratto di Elisabeth con gioielli © Sisi Museum, Vienna

Ritratto di Elisabeth con gioielli © Sisi Museum, Vienna

L’eco dell’imperatrice d’Austria, regina apostolica d’Ungheria e regina di Boemia e di Croazia e consorte di Francesco Giuseppe, risuona tra queste pareti mentre le guardo adornate dei suoi ritratti più belli.

Immortalano una grazia che non è solo dipinta, ma vissuta nei tratti del volto, negli occhi vividi e malinconici, nella posa che trascende l’inquietudine mal celata. È questo che si avverte di più nel museo di Sissi – nome diventato famoso grazie ai tre film degli anni cinquanta interpretati da Romy Schneider.

Di una donna divenuta regina restano i suoi moti di generosa ribellione verso ciò che è austero e artificiale: come il cerimoniale di corte da cui fuggire per dedicarsi alla cura maniacale del corpo attraverso diete ferree, esercizi continui, sport faticosi.

Protette da spesse teche in vetro, al museo di Sissi ci sono anche le sue poesie: testamento esaltante e struggente di una vita in perenne fuga da sé, viaggio gettato in avanti per cercarsi senza trovarsi mai.

In questa mostra dalle tinte forti, risaltano quelle tenui del suo abito d’addio al nubilato perfettamente ricostruito. Così come i parasole e i ventagli dietro cui nascondersi per respirare solitudine.

Ma al museo di Sissi c’è anche il lusso di cui era circondata: oltre ai ritratti, anche i gioielli che ogni tanto portava risplendono nella luce degli antichi lampadari. Antichi come la “carrozza salone” di corte. E poi c’è lei, la sua ultima maschera: quella mortuaria dietro cui riposare per essere finalmente se stessa.

Per approfondire:
Wikipedia

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