Duomo di Salisburgo, trionfo barocco

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La facciata del duomo di Salisburgo © Andrea Lessona

La facciata del duomo di Salisburgo © Andrea Lessona

Sublime immensità architettonica, il duomo di Salisburgo è trionfo del barocco. Lo avverto mentre cammino nell’ombra imponete della sua facciata. E ancora di più quando varco la soglia ed entro nella cattedrale cattolica della città dedicata ai santi Ruperto e Virgilio.

Realizzata per la prima volta a tre navate in stile romanico nel 774 dal vescovo san Virgilio, fu distrutta nel 1167 da un incendio. Ricostruita a cinque navate dal presule Corrado III, divenne la struttura ecclesiastica più grande della cerchia delle Alpi.

Purtroppo il fuoco colpì ancora il duomo di Salisburgo nel 1598, danneggiandolo in modo irreparabile. Tanto che l’arcivescovo Wolf Dietrich von Raitenau lo fece abbattere insieme a 55 case vicine per realizzare una chiesa più grande e una piazza antistante – la Domplatz.

La stessa che ho camminato prima e da dove ho osservato la facciata della cattedrale: realizzata in marmo di Untersberger e calcare a vista, è tripartita e ha forme composte del primo barocco. Come le due torri campanarie ai lati.

Alte 82 metri, sono state edificate nel 1655: entrambe hanno un orologio al secondo ordine. La Marienglocke e la Virgilglocke sono le campane più antiche, realizzate per la ricostruzione barocca del duomo di Salisburgo.

Le statue centrali dei santi Pietro e Paolo fatte da Bernhard Michael Mandl e quelle ai lati di San Ruperto e San Virgilio, coopatroni della cattedrale, precedono le tre porte in bronzo dell’Amore, della fede e della Speranza, costruite tra il 1957 ed 1958.

Nella balaustra del secondo ordine del duomo di Salisburgo, ci sono le sculture dei quattro evangelisti. Sopra il timpano della finestra, il Leone e il Capricorno – gli animali degli stemmi araldici di Paris von Lodron e di Markus Sittikus von Hohenems.

Due angeli che tengono la corona sembrano sospesi sulla finestra centrale della chiesa, mentre sul frontone c’è a sinistra Mosè con le tavole delle leggi, a destra Elia e in centro Cristo. Tutte opera di Tommaso da Garona.

Ed ora, avendo lasciato tanta bellezza di fuori, ammiro quella di dentro. Cammino i 101 metri della navata unica al cui fianco scorrono quattro profonde cappelle interconnesse grazie archi a tutto sesto e arrivo all’altare maggiore.

Qui, nella parte settentrionale del duomo di Salisburgo, si trova la cappella del battesimo di Cristo con la fonte battesimale di un calco in bronzo realizzato nel 1959 da Toni Schneider Manzell dall’originale gotico del 1321.

Poggia su un leone di bronzo della vecchia chiesa, e risale alla seconda metà del XII secolo. In questo angolo, tra i più importanti della cattedrale, nel 1756 fu battezzato Wolfgang Amadeus Mozart.

L’altare maggiore è stato realizzato nel 1628 da Santino Solari che riprogettò il duomo di Salisburgo in stile barocco. La struttura è tutta di marmo con una pala d’altare che illustra la risurrezione di Cristo, dipinta da Donato Mascagni.

Sopra ci sono le statue dei patroni San Roberto e San Virgilio, oltre alle allegorie della religione e della carità. Tra le diverse figure si trova una scritta in latino “Notas mihi fecisti vias vitae” (Si, mi mostrasti la via della vita).

Il transetto trasversale del duomo di Salisburgo è lungo 69 metri e ha due altari: quello di sinistra è dedicato a san Francesco e quello di destra alla Madonna della Neve. Proseguendo nella scoperta di questo luogo incredibile, il mio sguardo sale lassù.

Lassù dove si trova la cupola della chiesa: alta 71 metri, è divisa in ottagoni dipinti con scene del Vecchio Testamento realizzate nel 1955 per copiare gli originali dipinti da Donato Mascagni e da Ignazio Solari e andati distrutti con il crollo del 1944 quando la chiesa fu colpita dai bombardamenti alleati.

Prima di uscire dal duomo di Salisburgo, guardo l’organo principale della cattedrale: circondato da angioletti con strumenti musicali e incoronato da Rupert e Virgil, fu costruito nel 1988 dalla ditta svizzera F. A. Metzler.

Per approfondire:
Wikipedia

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